Visti i precedenti, il condizionale è d'obbligo. Ma l'India dovrebbe aver finalmente rimosso in via definitiva, almeno per questa stagione, ogni ostacolo all'export di cotone. La decisione è stata annunciata ieri dopo la riunione di un comitato di ministri, che ha invece rinviato a domani l'eventuale autorizzazione di ulteriori esportazioni di zucchero. New Delhi aveva scosso il mercato del cotone un paio di mesi fa (si veda il Sole 24 Ore del 6 marzo), con l'improvviso divieto di esportare la fibra: una misura giustificata dal ritmo eccessivo delle vendite all'estero, che avrebbe potuto provocare carenze a livello locale, aveva spiegato il ministero del Commercio. L'irritazione del potente ministro dell'Agricoltura, Sharad Pawar, che voleva evitare un crollo delle entrate per i coltivatori indiani, aveva successivamente condotto a una revoca parziale del divieto. Nella stagione in corso, che si concluderà a fine settembre, l'India ha finora autorizzato l'esportazione di 11,5 milioni di balle di cotone da 170 kg, di cui 900mila ancora da spedire: un record storico. Le previsioni iniziali erano per 8,4 milioni di balle, quantità che a inizio marzo, quando venne decretato il bando, era già stata superata di 1,1 milioni di balle. L'ottimismo sulla produzione d'altra parte è cresciuto di pari passo con le vendite: oggi il Governo prevede un raccolto, anch'esso da primato, di 35,2 milioni di balle (+6,7% dal 2010-11). Secondo le stime della Cotton Association of India, potrebbe esserci spazio per l'esportazioni di altri 1-2 milioni di balle prima della fine della stagione. Il Governo ha infatti deciso di metterne da parte un milione come scorta «per coprire ogni eventuale esigenza dell'industria tessile». Le quotazioni del cotone all'Ice hanno reagito alle novità con un ribasso del 2,2% a 87,25 cents per libbra, minimo da due mesi. Prima di ieri la fibra aveva già perso il 2,8% da inizio anno e nel 2011 nonostante avesse segnato un record storico a 2,27 $/lb era stata la materia prima con la peggiore performance: -37%. A giudizio degli analisti, l'unico sostegno ai prezzi nel breve periodo potrebbe arrivare dalla Cina. Ma il futuro ritmo delle sue importazioni è un interrogativo.Il 31 marzo Pechino ha concluso un enorme piano di ricostituzione delle scorte statali, che l'ha portata ad accumulare in sei mesi 3,13 milioni di tonnellate di cotone. Circa un terzo è stato acquistato dagli Stati Uniti, che quest'anno anche grazie alle capricciose politiche indiane hanno aumentato del 18% le loro esportazioni verso la Cina. I cinesi sono senza dubbio allettati a proseguire lo shopping dai prezzi internazionali del cotone, molto più bassi di quelli locali. Ma non è chiaro se e quando Pechino assegnerà ulteriori quote di importazione, né se in qualche misura vorrà soddisfare le esigenze locali attraverso il rilascio di scorte.
mercoledì 2 maggio 2012
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