domenica 27 maggio 2012

In Cina, rallenta l'export e si fermano le importazioni

Le esportazioni schiacciano il freno, mentre le importazioni si fermano del tutto: la bilancia commerciale cinese spicca un deciso salto in avanti, ma il robusto surplus è per molti aspetti la conferma del malessere che affligge la congiuntura del Dragone. Ad aprile, le vendite di made in China sui mercati esteri sono aumentate del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Frattanto, le importazioni hanno registrato una crescita prossima a zero (+0,3%). Il saldo delle merci in entrata e in uscita dal paese ha generato un avanzo commerciale di 18 miliardi di dollari, oltre il triplo del surplus registrato da Pechino a marzo. Ma il Governo cinese ha poco di cui rallegrarsi. Dopo un primo trimestre di dati import-export altalenanti e difficili da interpretare a causa della forte distorsione stagionale indotta dal Capodanno Lunare, i flussi commerciali di aprile confermano ciò che tutti temevano e di cui la nomenklatura non ha mai fatto mistero: la locomotiva cinese è in fase di rallentamento e nel 2012 potrebbe correre alla velocità più bassa degli ultimi dieci anni (gli analisti prevedono una crescita annua del prodotto interno lordo di poco superiore all'8%). Preoccupano le esportazioni. È vero, ad aprile sono lievitate di quasi il 5% anno su anno. Ma è altrettanto vero che nel primo trimestre 2012, nonostante gli alti e bassi, erano cresciute del 7,6%. Così com'è vero che il mercato si attendeva un incremento di quasi il doppio. A penalizzare il made in China sono state, ancora una volta, le vendite verso l'Unione Europea, il principale partner commerciale di Pechino, che sono diminuite del 2,4% rispetto ad aprile 2011. Anche le esportazioni verso i paesi emergenti - dall'area Asean al Sudamerica - hanno rallentato il passo a conferma che, come sottolinea Tao Wang, economista di Ubs Investment Research, «la domanda delle nazioni in via di sviluppo non può bastare a sostenere una congiuntura globale debole». L'unica nota positiva viene dagli Stati Uniti, che ad aprile hanno aumentato del 10% le loro importazioni dalla Cina. Ma preoccupano, forse ancor di più, anche le importazioni. «L'andamento piatto del mese scorso conferma che la domanda domestica resta debole e che non mostra segnali di ripresa» avverte Alistair Thornton, economista di Ihs Global Insight. Ad aprile il Dragone ha tagliato i suoi acquisti dall'estero un po' dappertutto. Ha comprato meno semilavorati e componenti dalle vicine Tigri asiatiche, il che lascia pensare che gli acquirenti finali (perlopiù le aziende manifatturiere cinesi export oriented, come per esempio quelle elettroniche che assemblano parti in arrivo da ogni angolo del Far East) non vedano rosa nel loro business futuro. Ha comprato meno macchinari e meno prodotti meccanici dai suoi tradizionali fornitori, l'Unione Europea (-11% il totale delle importazioni dal Vecchio Continente ad aprile) e il Giappone. La contrazione delle importazioni di beni capitali segnala un'altra dinamica negativa che in questa fase caratterizza l'economia cinese: gli investimenti del settore manifatturiero stanno battendo in ritirata. Ciononostante, i flussi import di aprile mostrano anche due elementi positivi. Il primo è l'aumento degli acquisti dagli Stati Uniti (il dato potrebbe però essere viziato dalla consegna di alcuni aerei). Il secondo è l'incremento delle importazioni di materie prime (in volume, +9% i materiali ferrosi e +43% il rame). «La tenuta delle importazioni di commodity suggerisce che il settore delle costruzioni probabilmente sta continuando a investire, grazie alle politiche di sostegno varate dal Governo a favore dell'edilizia popolare e delle infrastrutture», spiega Tao Wang di Ubs.
 
 

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